«Non è una vittoria, ma è una toppa su quello che stava diventando un problema enorme per il Paese». Francesco Milleri, numero uno di Delfin, avrebbe commentato così con i suoi fedelissimi la vittoria schiacciante nell’assemblea di Mps della lista di Plt holding di Pierluigi Tortora, che ha candidato l’ex Ceo Luigi Lovaglio alla guida della banca. Delfin, primo azionista con il 17,5% di Mps, si è schierata pubblicamente in assemblea votando la lista Lovaglio, e il suo voto è risultato decisivo per permettere a Plt holding di raccogliere quasi il 50% dei voti del capitale presente in assemblea, battendo la lista del cda uscente, sostenuta dall’altro socio forte di Siena, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone (12,5%). Una posizione chiara, quella di Delfin, che secondo alcune fonti risponderebbe a un paio di considerazioni di fondo.

Due considerazioni di fondo

La prima, sintetizzata da Milleri nei primi commenti a caldo fatti subito dopo la conta assembleare, sarebbe nella sostanza una presa di distanza dalle lotte di potere legate al controllo delle Generali che, a suo avviso, stavano mettendo a rischio un’operazione industrialmente valida come l’aggregazione tra Mps e Mediobanca. Dopo l’acquisizione di piazzetta Cuccia, la banca senese è divenuta infatti centrale negli equilibri delle Generali essendo proprietaria di quel 13% di Trieste custodito storicamente in Mediobanca.