La paura, dentro Fratelli d’Italia, è che siano solo le prime gocce della tempesta in arrivo. I meloniani temono nuove rivelazioni. La prima versione fornita dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sulla società 5 Forchette Srl si è rivelata presto falsa: l’avvocato penalista, contrariamente a quanto dichiarato, conosceva personalmente Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese e padre della diciottenne con cui era in affari fino a gennaio 2026. Dovessero emergere altre contraddizioni, e così sfacciate, diventerebbe sempre più complicato difenderlo. Tra le righe l’ha lasciato intendere anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata venerdì dal Tg La7: «Se la questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi, la magistratura farà il suo corso».

Caso Delmastro, “Il ristorante utilizzato per riciclare denaro”: indagati Caroccia e figlia

di Andrea Ossino

21 Marzo 2026

Nel partito l’ordine di scuderia è minimizzare il caso. A taccuini chiusi, però, viene tracciata una linea rossa: davanti a un’indagine sullo stesso Delmastro, il passo indietro non sarebbe più un tabù. Ma non in ogni caso, precisano i Fratelli. Tutto dipenderebbe dall’eventuale accusa formulata a carico del sottosegretario. Se fosse pesante, per esempio “riciclaggio”, il reato contestato ai soci Caroccia, padre e figlia, i meloniani sarebbero pronti a scaricare l’avvocato biellese. Se invece fosse più tenue, per esempio “falso in atto pubblico” — l’ipotesi che ventilano dall’opposizione perché Delmastro, deputato, non ha mai dichiarato alla Camera le quote della bisteccheria — allora FdI tenterebbe un’ultima difesa. Con una teoria già confezionata da spingere insieme all’esito del referendum: sia con una vittoria del sì che con una del no, l’avviso a Delmastro verrebbe presentato come «la vendetta» della casta dei magistrati contro il governo. Del resto, la strategia è stata anticipata dalla “manina” evocata dalla premier per far pensare a uno scandalo a orologeria.