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18 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:47

“A ben leggere la frase, a contestualizzarla, credo che sia anche sottoscrivibile“. Nel giorno in cui il Fatto rivela i suoi affari con la famiglia di Mauro Caroccia, imprenditore condannato per mafia e legato al clan Senese, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro non dice una parola sul caso. Ma giustifica le discusse parole del suo compagno di partito Franco Zaffini, senatore di Fratelli d’Italia che nei giorni scorsi ha paragonato la magistratura a un tumore: “Cadere sotto le grinfie” dei magistrati “è come se ti diagnosticano un cancro, è peggio di un plotone d’esecuzione”, ha detto durante un evento per il Sì, citando la frase della capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. “Con un plotone d’esecuzione sai che devi morire e ti chiedi quanto manca. Dal cancro puoi guarire o morire. Il problema è che se hai un cancro ti curano i medici. Se tu vai nelle mani della magistratura invece è un’avventura. Non sai con chi ti combini, non sai come vengono condotte le indagini, non sai cosa ti capiterà“.

Parole che hanno provocato la reazione indignata delle opposizioni. Ma Delmastro minimizza, anzi condivide: Zaffini, afferma, parlava della “sofferenza che uno ha con un male che a volte non riesce neanche a curare quando eventualmente non abbia fatto nulla, come testimoniano molti innocenti. Quindi io credo che l’accento fosse sulla sofferenza umana, in particolar modo di un innocente che si vede travolta l’esistenza. Quindi a ben leggere la frase, a contestualizzarla, credo che sia anche sottoscrivibile. Certo, la traduzione giornalistica che ha avuto la frase non è sottoscrivibile”, dice il sottosegretario rispondendo ai giornalisti a Napoli, a margine della cerimonia per l’anniversario della fondazione della Polizia penitenziaria.