Cinque provenienze geografiche diverse, cinque traiettorie professionali e cinque dimensioni progettuali, ma per tutti una medesima direzione: l’architettura come leva concreta di trasformazione dentro una crisi ambientale, sociale e culturale che è globale e va affrontata. Sono la cinese Ye Man, il vietnamita Doan Thanh Ha, i messicani Loreta Castro Reguera e José Pablo Ambrosi, la francese Amelia Tavella e il tedesco Andreas Kipar - che vive e opera a Milano - i vincitori dell’edizione 2026 del Global Award for Sustainable Architecture, annunciati a Istanbul, alla Mimar Sinan Fine Arts University, dove Il Sole 24 Ore ha seguito la cerimonia e il confronto internazionale che l’ha accompagnata.
Giunto alla sua 19ª edizione, il premio fondato nel 2006 da Jana Revedin e realizzato in collaborazione con Saint-Gobain, partner ufficiale per il terzo anno consecutivo, è posto sotto il patrocinio dell’Unesco dal 2011 e sostenuto dall’Unione Internazionale degli Architetti dal 2024. Più che un riconoscimento, è un forum internazionale di riflessione sulle grandi sfide dell’architettura contemporanea, capace di mettere in relazione pratiche, geografie e generazioni. «Il nostro compito, da vent’anni - spiega Jana - è osare, trasmettere, federare. Ancora, mettere in relazione generazioni, paesi e culture diverse perché la sostenibilità non resti un discorso, ma diventi una pratica condivisa. In questo senso, il Global Award lavora per intercettare pratiche che non si limitano a rappresentare il cambiamento, ma lo producono».








