VENEZIA - Ambientata nel novembre dell'anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, la commedia quasi-distopica "November" di David Mamet segue le azioni del presidente uscente Charles Smith, le cui possibilità di rielezione sono minate da un calo dei consensi, da fondi sempre più scarsi e dalla minaccia di una guerra nucleare imminente. Uno scenario che sembrava surreale vent'anni fa, ma che oggi è meno che realistico come suggerisce Luca Barbareschi, che ne dirige la messinscena in cartellone (dopo Adria e, oggi, Portogruaro) dal 17 al 19 al Goldoni di Venezia (www.teatrostabileveneto.it) e poi a Bassano del Grappa.
Barbareschi, il testo di Mamet è scritto vent'anni fa eppure sembra storia di oggi
«Mamet è uno dei più grandi scrittori di teatro. Vent'anni fa il testo sembrava un po' spinto rispetto a uno scenario realistico, ma oggi sembra addirittura moderato. Quando feci "Oleanna" che era un testo sulla political correctness, del '90 la prima volta in un teatro venne nominato lo "stupro verbale", una costruzione sintattica demenziale perché non esiste lo stupro verbale. E quando me ne parlarono dissi: "Mi sembra una grande cazzata, ma vedrai cosa succederà entro vent'anni. La cosa sorprendente è che non cambia nulla».











