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15 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 15:07

Le crepe si sono aperte lontano dai palazzi del potere, tra i corridoi operativi del SoFi Stadium. Qui, dove tra pochi mesi si accenderanno i riflettori sulla partita inaugurale della Nazionale statunitense ai Mondiali di calcio 2026, migliaia di lavoratori hanno alzato la voce. Minacce di sciopero, lettere ufficiali, rivendicazioni. Al centro di tutto, una richiesta politicamente esplosiva: tenere lontana l’Immigration and Customs Enforcement (ICE). È da questa pressione dal basso che si è innescata una reazione ai vertici della FIFA. Il presidente Gianni Infantino si trova ora davanti a una scelta delicata: sfruttare il suo rapporto diretto con Donald Trump per chiedere una moratoria totale sulle retate dell’ICE durante i 39 giorni dei Mondiali.

Il sindacato Unite Here, attraverso il suo rappresentante Kurt Petersen, è stato chiaro: non si tratta solo di contratti o salari, ma di sicurezza e dignità. In una città simbolo come Los Angeles, scrive Petersen in una lettera indirizzata a Infantino e Stan Kroenke (il magnate dello sport che ha costruito lo stadio), il mondo vedrà “una comunità accogliente e vibrante”. Ma dietro quella vetrina globale, i lavoratori chiedono garanzie concrete: niente raid e niente paura nei luoghi di lavoro.