Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

15 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 13:15

Nove ore in caserma, un racconto fitto e inquieto, che intreccia il delitto con una scia di episodi ancora senza spiegazione. Il caso di Pamela Genini, la ventinovenne uccisa il 14 ottobre, si arricchisce di nuovi elementi dopo l’audizione dell’ex fidanzato, ascoltato come persona informata sui fatti. Al centro delle sue dichiarazioni – come riporta Il Messaggero – ci sono mesi di presunte intimidazioni e un filo diretto che, a suo dire, conduce fino alla profanazione della tomba della giovane, avvenuta nel cimitero di Strozza. “Ho raccontato tutto quello che sto subendo”, ha spiegato, collegando apertamente le minacce alla decapitazione della salma, un gesto rimasto senza responsabili.

Il mistero si è aperto il 23 marzo, quando la tomba è stata riaperta per uno spostamento già programmato del feretro: solo allora è emerso che il corpo era stato mutilato. Da quel momento, i carabinieri del reparto investigativo di Bergamo cercano di capire chi abbia compiuto un atto definito dagli investigatori preciso e “certosino”. La bara sarebbe stata aperta con cura, così come il rivestimento interno, e poi richiusa senza lasciare segni evidenti: se non fosse stata riaperta, probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto. Un’azione che farebbe pensare al coinvolgimento di più persone. Resta inoltre senza risposta una domanda centrale: che fine ha fatto la testa di Pamela Genini. Nessuno, tra i residenti della zona, ha riferito movimenti o rumori sospetti nei pressi del cimitero, e non è stato possibile stabilire con precisione quando la profanazione sia avvenuta. Anche le immagini delle telecamere di sorveglianza risultano cancellate, anche se gli investigatori stanno tentando di recuperare eventuali dati utili.