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14 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 13:06

L’indagine sulla profanazione della salma di Pamela Genini, la modella di 29 anni uccisa lo scorso ottobre a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin, prosegue. Nel pomeriggio del 13 aprile, un ex fidanzato della donna è stato convocato nella caserma del comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, insieme ai genitori, per essere ascoltato proprio in relazione all’incursione avvenuta nel cimitero di Rota Imagna, dove il feretro della giovane è stato aperto e il corpo decapitato. I tre sono rimasti per ore negli uffici di via delle Valli: sono stati sentiti come persone informate sui fatti, nell’ambito di una attività di raccolta di sommarie informazioni testimoniali. L’obiettivo degli inquirenti è verificare e confrontare elementi emersi negli ultimi giorni.

L’episodio al centro dell’indagine resta uno dei più sconcertanti degli ultimi anni. Pamela Genini era stata uccisa il 14 ottobre a Milano. Dopo la morte, la famiglia aveva deciso di tumularla nel piccolo cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. Tra la fine di ottobre e le settimane successive, qualcuno è entrato nel camposanto e ha portato a termine un’azione complessa e pianificata. Il responsabile – o i responsabili – come ricostruito dall’edizione di Bergamo del Corriere della Sera – ha individuato con precisione il loculo, riconoscibile da nome e fotografia della vittima, ha rimosso la copertura in plastica e la lastra in cemento sigillata, ha estratto il feretro (dal peso di circa 120 chili), lo ha aperto e ha inciso lo zinco all’altezza del collo. L’obiettivo era chiaro: asportare la testa. Una volta completata l’operazione, la bara è stata richiusa e riposizionata, sigillata nuovamente con silicone e mastice per simulare l’integrità originaria.