Il Conte Dracula. L’obiettivo è succhiare fino all’ultima goccia di voto a Elly Schlein e chiunque ardisca sfidarlo alle primarie del campo largo. L’ex premier nega di porle come condizione necessaria per l’alleanza. Al contempo, fa capire che sono il solo modo con il quale la sinistra può ipotizzare un presidente del Consiglio diverso da lui, visto che «il metodo in vigore nel centrodestra, in base al quale a Palazzo Chigi va il capo del partito che prende più voti, non è un nostro automatismo», stabilisce. Ovviamente devono essere primarie costruite per farlo vincere. Le vuole «aperte anche ai non iscritti» e le immagina fitte di candidati, così che il Pd ne abbia tre o quattro mentre M5S solo lui. Al Tempio di Adriano non è Di Martedì, ma poco ci manca. Per l’anteprima della presentazione del suo libro, Una nuova primavera (Marsilio, 19 euro), riservata solo alla stampa e agli amici, Giuseppi si fa intervistare da Giovanni Floris.

Un monologo, con la variazione rispetto al consolidato copione che il tempo dedicato a imbrodarsi è quadruplo rispetto a quello consacrato alla critica a Giorgia Meloni e al governo di centrodestra. Ci sta; tutto perfettamente in linea con le 373 pagine di auto-agiografia nelle quali Giuseppi si descrive come una sorta di Donald Trump gentile. $ lui il più bravo, il più coraggioso, l’uomo che ha messo in riga Mario Draghi, Angela Merkel, Emmanuel Macron nonché l’attuale presidente americano in versione primo mandato; oltre naturalmente ad essere stato determinante nella rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale. Determinato; così vuole apparire e in fondo è per davvero. Quasi non cita gli alleati-rivali del campo largo, neppure Elly Schlein, ponendosi al di sopra di essi non a parole ma per status, nel contegno. Trump e Meloni sono i suoi competitor, con gli altri la partita è già vinta. «Non parlo dei singoli, perché non voglio dare l’idea di mischiare le questioni personali alla politica», è la scusa con cui porsi sopra gli altri. Però poi alla fine dell’ora e passa di garbata conversazione, nel silenzio della sala non plaudente, scopri che l’ex premier non ha parlato neppure di contenuti. Ma solo di se stesso.