«Se vuoi continuare fallo pure, io sono stanco». Con queste parole, rivolte al pm Emilio Gatti, l'ex brigatista Lauro Azzolini chiude dopo cinque ore il suo esame davanti alla Corte d’Assise di Alessandria, presieduta da Paolo Bargero.
Una deposizione attesa da tempo, dopo le dichiarazioni spontanee rese lo scorso anno (quando rivendicò la presenza e la paternità del memoriale sulla Spiotta) tanto da riempire ieri la piccola aula del tribunale non solo di giornalisti e curiosi, ma anche di nostalgici arrivati da diverse parti d’Italia.
L’ex brigatista Azzolini vuole parlare: la sua verità al processo per cascina Spiotta
La sua verità
Azzolini ripercorre le sue origini e il percorso che lo porta alla militanza: nato nel 1943, famiglia contadina, poi il trasferimento a Reggio Emilia e l’ingresso in un ambiente operaio politicamente attivo. «Non è che entri e fai subito tutto», spiega, descrivendo un avvicinamento graduale alle Brigate Rosse, preceduto da una fase di conoscenza e verifica interna.







