"Quando terminai la requisitoria che durò 8 giorni non riuscii ad alzarmi dalla sedia.
Aspettai che l'aula si svuotasse e poi due carabinieri mi sorressero e mi fecero camminare: questo per dire che sforzo anche fisico fu".
Lo ha raccontato l'ex pm che rappresentò l'accusa al Maxi processo alla mafia Giuseppe Ayala, intervenendo a "Dentro il Maxiprocesso Memoria e tecnologia a 40 anni dall'inizio del processo alla mafia", evento organizzato da Addiopizzo Travel, in collaborazione con il tribunale di Palermo e la Rai, nell'aula bunker del carcere Ucciardone nell'ambito delle iniziative per il 40esimo anniversario della celebrazione dello storico atto di accusa a Cosa nostra.
"Eravamo nel pieno della guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato uccidendo decine di magistrati e uomini delle istituzioni e Giovanni Falcone ebbe l'intuizione che si dovesse avere un approccio unitario nella lotta ai clan - ha proseguito- Poi arrivarono i primi pentiti: Buscetta, Contorno… E avemmo la sensazione che stava cambiando tutto. Per la prima volta si capì che lo Stato quando davvero vuole i risultati li ottiene".
"L'Aula Bunker del carcere Ucciardone di Palermo, dove 40 anni fa si celebrò il maxiprocesso alla mafia, è un luogo dell'anima perché il maxiprocesso fu un momento di autocoscienza nazionale.







