Mentre l’attenzione internazionale è concentrata su quella che possiamo definire la Terza guerra del Golfo e la chiusura dello stretto di Hormuz, in Libano c’è un altro fronte che si muove quasi silenziosamente dal punto di vista mediatico, almeno fino all’attacco israeliano del pomeriggio dell’8 aprile. E forse per questo che, mentre Stati Uniti e Iran dichiarano di aver raggiunto un accordo per una tregua di due settimane, il governo di Tel Aviv si è affrettato a precisare che questa tregua non riguarda il Libano, dove le operazioni militari contro Hezbollah continuano.Israele ha intensificato una campagna militare caratterizzata da bombardamenti, invasione via terra, distruzione sistematica delle aree di confine e il controllo diretto di porzioni di territorio sotto la sovranità libanese. Nel pomeriggio di ieri, Israele ha effettuato quella che è stata definita come la più grande operazione in territorio libanese da quella dei cercapersone del settembre 2024. In dieci minuti l’aviazione israeliana ha effettuato 100 bombardamenti simultanei in diverse aree del paese, compresa Beirut. Secondo quando riportato dalla protezione civile, le vittime sono almeno 254 e i feriti 1.165.L’operazione fa parte della strategia portata avanti da Tel Aviv nelle regioni meridionali del paese, in cui i raid aerei israeliani si sono intrecciati con operazioni terrestri sempre più estese. Interi villaggi sono stati evacuati, colpiti e demoliti, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto lasciare le proprie case e cercare rifugio verso nord. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, gli sfollati hanno superato il milione, tra cui più di 390mila minori. Si tratta di oltre il 20% della popolazione libanese. Secondo i dati del 6 aprile, pubblicati dal ministero della Salute di Beirut, il numero delle vittime è di quasi 1.500 persone, mentre i feriti sono oltre 4.600, senza contare le vittime dell'8 aprile.La pressione militare si è estesa ai sobborghi meridionali della capitale e alla Valle della Bekaa, aree considerate roccaforti di Hezbollah, dove gli attacchi hanno colpito anche infrastrutture civili e quartieri residenziali.Un fronte per ridisegnare confini e territoriA partire dall’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024 per porre fine alla guerra nel sud del Libano, il confronto tra Israele e Hezbollah è stato raccontato come un conflitto a distanza, fatto di scambi di razzi, droni e bombardamenti mirati lungo un confine che, ancora oggi, non è mai stato definito ufficialmente tra Israele e Libano.Nelle ultime settimane, però, la natura delle operazioni è cambiata drasticamente. La guerra israelo-statunitense contro l’Iran, cominciata il 28 febbraio, ha riaperto anche il fronte bellico che Tel Aviv ha fortemente voluto contro Hezbollah. Il partito-milizia è, infatti, uno dei principali alleati regionali di Teheran e quello libanese rappresenta uno dei fronti in cui questo conflitto si traduce in scontro diretto.L’esercito israeliano ha avviato una vera e propria campagna di invasione nel sud del Libano, tramite l’incursione di unità militari entrate nei villaggi al confine e impegnate in battaglie dirette contro i combattenti legati al partito di Dio. Per il governo israeliano, Hezbollah rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale ed è considerata un’organizzazione terroristica.La novità più significativa riguarda il modo in cui si sta trasformando il territorio libanese. Le operazioni militari israeliane si concentrano in una fascia sempre più ampia del Libano, dove interi centri abitati sono stati evacuati o distrutti. Negli ultimi giorni, il governo israeliano ha esplicitato l’obiettivo di creare una buffer zone lungo il confine, estendendola fino al fiume Litani e mantenendone il controllo anche dopo la fine delle operazioni belliche. Si tratta di una porzione di territorio di circa 25-30 chilometri a nord del confine, un’area che, se interamente controllata e occupata, corrisponderebbe a una porzione compresa tra il 15 e il 20% del territorio libanese. Ed è in questa logica che si inseriscono le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano Katz, che ha parlato apertamente della distruzione delle abitazioni nei villaggi di confine e della necessità di impedire il ritorno degli sfollati, come parte di una strategia che garantisca la sicurezza del nord di Israele.L’obiettivo, quindi, non si limita al colpire le infrastrutture di Hezbollah, si tratta di modificare le condizioni stesse in cui quella presenza può esistere. La distruzione dei centri abitati, l’evacuazione forzata della popolazione e la presenza militare sul terreno contribuiscono a creare una zona in cui il ritorno alla situazione precedente diventa pressoché impossibile. Secondo alcuni media e osservatori, questo approccio è lo stesso già visto in altri contesti, come i territori palestinesi occupati, in cui l’azione militare si combina con una riorganizzazione dello spazio, più che con una semplice operazione temporanea. In questo senso, la guerra nel sud del Libano è un processo che sta ridefinendo in modo concreto la geografia del confine.In questa mappa è rappresentata l'espansione dell'occupazione militare da parte dell'esercito israeliano nel sud del Libano
Dal fiume Litani alla Siria, perché Israele ha invaso il sud del Libano e quali sono i suoi obiettivi militari
L'esercito israeliano ha ampliato le operazioni contro Hezbollah, alleato dell'Iran nella regione. Ma Tel Aviv ha già fatto sapere che non ci sarà alcuna tregua










