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14 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 20:48

La Spagna è con la Cina “dalla parte giusta della storia”. La formula scelta da Xi Jinping per accogliere Pedro Sánchez a Pechino e suggellare rapporti bilaterali “al massimo livello da 53 anni” sottintende i rispettivi significati che i due protagonisti hanno voluto dare al vertice. Perché per quanto si trattasse di un bilaterale, tra il premier spagnolo e il leader cinese c’era un convitato di pietra: Donald Trump. Così, nella Grande Sala del Popolo, riservata dal regime ai principali eventi politici, la voce europea più critica verso Washington è stata accolta e valorizzata dal principale rivale strategico degli Stati Uniti.

In questo passaggio delicato degli equilibri globali – segnato dalle fibrillazioni geopolitiche diffuse causate dalla postura della Casa Bianca a trazione Trump e dal conseguente riassetto delle relazioni tra Bruxelles, Washington e Pechino – la visita del capo della Moncloa non è solo un episodio bilaterale, ma un tassello di una più ampia ridefinizione del posizionamento europeo verso la seconda economia del mondo. E’ stato Sánchez, lunedì, a fissare sul fronte spagnolo ed europeo il punto centrale della visita: lo squilibrio commerciale tra Ue e Cina. Madrid spera di ridurre un deficit più che raddoppiato in quattro anni, che sfiorerà i 50 miliardi di dollari nel 2025, il 74% del deficit commerciale totale della Spagna. Per questo “abbiamo bisogno che la Cina si apra, in modo che l’Europa non debba chiudersi”, ha detto Sánchez, definendo il deficit europeo – che nel 2025 ha toccato i 360 miliardi di euro – “sbilanciato” e “insostenibile nel medio e lungo termine”. Un’apertura al dialogo, dunque, ma con richiesta esplicita di riequilibrio. Un risultato che a fine vertice Sánchez ha rivendicato, annunciando di aver siglato accordi per facilitare l’accesso dei prodotti spagnoli al mercato cinese, promuovere investimenti e progetti nei settori di trasporti e infrastrutture.