Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Michael, erede della dinastia, sparì in Nuova Guinea nel '61. Un saggio ricostruisce il caso
A tutt'oggi rimane uno dei gialli insoluti della società americana più recente: la scomparsa di Michael Rockefeller, rampollo di una delle più ricche e potenti dinastie statunitensi. A riaprire il caso è Carl Hoffman in Raccolto selvaggio (appena ripubblicato da Neri Pozza, pagg. 384, euro 30) che tra saggio e fiction ritorna a quel 1961 quando Rockefeller scomparve tra le foreste inesplorate della Nuova Guinea senza lasciare traccia. Furono avviate ricerche con navi e aerei, la vicenda scatenò stampa e opinione pubblica ma con il tempo la ricchissima famiglia sembrò quasi voler mettere a tacere la vicenda.
Al piano terra del Metropolitan Museum di New York, nell'ala sud che porta il suo nome, Michael C. Rockefeller è ovunque. Tranne che vivo. La collezione che lo celebra è un catalogo di meraviglie e ossessioni: oro precolombiano, geometrie africane che fecero scuola sino a Picasso, idoli mesoamericani, e poi loro, i bisj della Nuova Guinea. Totem alti, verticali, inquieti. Uomini sopra uomini, corpi che si arrampicano verso simboli che sono insieme sesso e sacro. Bellezza e minaccia. Arte e avvertimento.






