"No: chiamarlo semplicemente 'attacco politico' sarebbe riduttivo.
Quello di Donald Trump è stato uno scatto fuori controllo, un'uscita fuori di testa che segna un livello di aggressività e di mancanza di rispetto raramente visto nei confronti di un Pontefice.
Con parole sprezzanti e cariche di arroganza, il presidente americano non si è limitato a criticare Papa Leone: lo ha deliberatamente umiliato, arrivando a insinuare che la sua elezione sia stata una manovra strategica della Chiesa e che senza di lui, senza Trump, Leone non sarebbe mai arrivato in Vaticano".
Lo dice padre Giulio Albanese, responsabile della Comunicazione del Vicariato di Roma. "È un'affermazione che non solo offende la Chiesa - afferma il missionario comboniano, noto africanista -, ma rivela una mentalità inquietante: l'idea che persino il Papato debba piegarsi al potere politico e ringraziare. Eppure, in un mondo dove i leader sembrano sempre più prigionieri del consenso, della propaganda e della convenienza, Papa Leone rappresenta oggi l'unico vero statista rimasto sul palcoscenico internazionale: una figura capace di parlare con lucidità, di richiamare alla responsabilità, di difendere la pace e la dignità umana senza trasformare tutto in un ring elettorale".











