Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

13 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 21:43

Il caso Pirelli apre un solco tra Pechino e Roma, tanto da far fare marcia indietro alla Cina sugli investimenti in Italia. Il conglomerato statale cinese Sinochem minaccia azioni legali, ma non solo, perché si ritiene discriminato dal decreto ai sensi del golden power con il quale il governo italiano venerdì scorso ha imposto delle durissime restrizioni alla sua controllata Marco Polo International Italy, che dal 2017 è il primo azionista di Pirelli con il 34,1% della società.

In particolare, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, Roma ha messo un tetto massimo al numero dei consiglieri di amministrazione che potranno essere nominati dai cinesi: non potranno essere più di tre su quindici e non potranno rivestire l’incarico di presidente, vicepresidente e amministratore delegato né presiedere comitati. Inoltre il governo ha vietato alla società controllata da Pechino di vendere le azioni Pirelli a soggetti collegati, controllati o controllanti né tanto meno della State-owned Assets Supervision and Administration Commission of the State Council (Sasac) di Pechino. Da parte sua Pirelli è tenuta a rifiutare ogni richiesta che esuli dal normale esercizio delle prerogative dei soci e a non attuare qualsiasi iniziativa gestionale o organizzativa che provenga da soggetti riconducibili al Sasac del governo di Pechino.