Pirelli sgomma in Borsa (+4%), oggi mercoledì 1 ottobre, sull’ipotesi di una vendita del 37% in mano a Sinochem, a condizione che l’offerta preveda un premio. L’indiscrezione arriva all’indomani dell’archiviazione del Golden power da parte del governo sulla Bicocca – rilanciata da Reuters – e che ha portato a una ripresa dell’interlocuzione tra il gruppo e gli azionisti cinesi, dopo che per un anno non sono riusciti a trovare un accordo. Pirelli starebbe collaborando in modo informale con consulenti bancari su un potenziale accordo che vedrebbe il gruppo cinese ridurre la propria partecipazione. Ma la risoluzione potrebbe contemplare anche altri scenari, come la vendita parziale del 37% o alcuni aggiustamenti tesi a limitare per un limitato periodo di tempo i diritti dei consiglieri cinesi nel board e così contenere le preoccupazioni che arrivano dal mercato americano. Ma chi potrebbe rilevare la quota in mano ai cinesi? Difficile che possa farsi avanti un soggetto finanziario, più probabile invece un partner industriale, magari operante nello stesso settore «tyre». In questo caso c’è da ricordare che la tecnologia attraverso cui sono raccolti i dati dagli pneumatici intelligenti di Pirelli non è soggetta allo scrutinio del Golden power nel caso l’eventuale acquisizione fosse condotta da un gruppo europeo; al contrario i poteri speciali di applicherebbero alle aziende al di fuori dell’Europa. Secondo Pirelli e Camfin un gruppo cinese come azionista principale ostacola i piani di espansione negli Stati Uniti, dato che Washington sta inasprendo le restrizioni sulla tecnologia di Pechino nel settore automobilistico.
Pirelli vola in Borsa sull’ipotesi di cessione della quota di Sinochem
Tra le altre ipotesi anche la vendita di parte del 37% in mano ai cinesi o la limitazione dei poteri esecutivi degli stessi consiglieri






