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Le opzioni paventate da Donald non appaiono risolutive. Rischi di un braccio di ferro con la Cina
All'indomani del fallimento dei colloqui di Islamabad due soluzioni attirano l'attenzione di Donald Trump. La prima è la realizzazione di un blocco navale con cui rispondere alla chiusura iraniana di Hormuz. In quest'ipotesi le unità navali statunitensi presenti nel Golfo dovrebbero bloccare tutte le navi transitate dallo Stretto grazie al pagamento dei balzelli imposti da Teheran o dei buoni rapporti tra i loro governi e quello iraniano. "Non permetteremo all'Iran di guadagnare vendendo petrolio a chi gli piace e non a chi non gli piace" annuncia il presidente a Fox News. E spiega di pensare ad un blocco simile a quello attuato nei confronti del Venezuela con l'obbiettivo di arrivare a una situazione in cui "a tutti è permesso di entrare e uscire".
La seconda opzione - emersa dall'effluvio di dichiarazioni televisive e post affidati a Truth, il social di sua proprietà - è una ripresa delle operazioni belliche al fianco di Israele. Secondo Trump lo scoglio su cui si sono arenati i negoziati di Islamabad è, proprio, il nucleare. "Si rifiutano di rinunciare alle loro ambizioni nucleari ma per me, questo è di gran lunga il punto più importante" spiega il presidente. Ma rimettere al centro l'annosa questione significa allinearsi a Benjamin Netanyahu. E quindi tornare a ricorrere a quell'opzione militare che Israele considera l'unica capace di eliminare la minaccia iraniana.






