In un lungo e veemente articolo, che tuttavia Il Fatto Quotidiano ha sistemato solo a pagina 11, dedicandogli come richiamo in prima solo la seconda del solito elenco delle sei, poco più o poco meno, “nostre firme” selezionate di giorno in giorno, il senatore pentastellato Roberto Scarpinato ha proposto “l’autoscioglimento” della commissione bicamerale antimafia. Che si rinnova da tempo in ogni legislatura e della quale fa parte col suo collega di partito e di pensione, cioè ex magistrato, Federico Cafiero de Raho, eletto alla Camera. Due partecipazioni di peso, viste le esperienze e le carriere compiute da entrambi guadagnandosi, prima ancora dei voti degli elettori, per carità, l’ammirazione, fiducia e quant’altro dell’ex premier Giuseppe Conte, capo ormai indiscusso del movimento che fu di Beppe Grillo.

Due partecipazioni di peso ma anche assai contestate politicamente fra partiti e gruppi della maggioranza, sino a dubitare della loro compatibilità per avere avuto come magistrati ruoli diretti o indiretti in vicende di cui la commissione si è occupata e si occupa.

Ora che la maggioranza ha subìto una sconfitta di certo bruciante, per carità, nel referendum per niente confermativo della riforma costituzionale della magistratura, salvatasi perciò nell’analisi di Scarpinato dal progetto governativo di sottometterla, anche se l’articolo 104 della Costituzione ne garantiva pure nel testo modificato dalle Camere le famose “indipendenza e autonomia”; ora che la maggioranza avrebbe perso, secondo Scarpinato, ogni legittimità, anzi “idoneità” ad occuparsi di antimafia. E addirittura di presiederne la commissione con la sorella d’Italia, diciamo così, Chiara Colosimo.