Le baby gang seminano paura nelle città. Le coltellate sono arrivate in aula, fino ai banchi di scuola. E le famiglie normali? Dalla realtà alla finzione. Vi portiamo in una storia stile Adolescence. Qui, il coltello viene usato in una villetta con il giardino curato, in una famiglia che tutti avrebbero indicato come la migliore del quartiere. Stefania Andreoli, psicoterapeuta dell’adolescenza tra le più ascoltate d’Italia, ha smesso di aspettare e ha scritto un romanzo. Si chiama Un’ottima famiglia (Rizzoli). Ed è più inquietante della cronaca. Perché i Costa, i protagonisti, sono «esemplari». Non picchiano. Non trascurano. Amano. Male.

Perché un romanzo, dopo dieci anni di saggi e sei libri? Cosa può dire in più la narrativa?

«Si è trattato di un impulso, una direzione obbligata. L’ispirazione mi venne dopo aver visto Adolescence. O meglio: dopo aver registrato le reazioni del pubblico degli adulti alla visione della serie, dalla quale gli adulti stessi uscivano descritti (correttamente) come inconsistenti, ridicolizzati, fuori tempo e fuori fase. Avrebbe dovuto infastidirci, diamine! Invece leggevo e sentivo ovunque persone sconvolte da cosa i giovanissimi fossero in grado di fare. Empatici con i genitori. Ho pensato: una storia di finzione spaventa meno del saggio di una addetta ai lavori. Da lì, è stato immediato: ci vuole un romanzo».