Il cumulo di pene segnava tre anni e undici mesi di reclusione. Due anni e dieci mesi nell’ambito del procedimento “Ruby bis” - favoreggiamento della prostituzione, condanna definitiva dopo l’ultimo passaggio in Corte di Cassazione, nel 2019-e un anno e un mese per peculato in relazione alla “rimborsopoli” nella Regione Lombardia (patteggiamento nel luglio del 2021).

Nicòle Minetti, però, in carcere non ci andrà. L’ex consigliere regionale lombardo dell’allora Popolo della Libertà (2010), nota per le polemiche sulle cosiddette “cene eleganti” di Arcore, lo scorso febbraio è stata destinataria di un atto di clemenza - la grazia - da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

A presentare la richiesta, come prevede l’articolo 681 del codice di procedura penale, sono stati gli avvocati di Minetti, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, per garantire alla loro assistita di fare fronte a urgenti esigenze familiari e umanitarie. Nello specifico, spiegano i penalisti, «straordinari profili umanitari, connessi alla tutela della salute e alla condizione di particolare vulnerabilità di un minore». L’esecuzione della pena, infatti, avrebbe impedito a Minetti di «assicurare continuità di cura e stabilità familiare» al minore. Minetti, come ricostruito dal Fatto Quotidiano - a dicembre dello scorso anno era attesa dall’udienza davanti al tribunale di Sorveglianza per l’affidamento ai servizi sociali. A dare notizia dell’atto di clemenza è stata un’anticipazione della trasmissione Mi manda RaiTre, che sui social ha dato appuntamento per oggi, quando sarà trasmessa l’inchiesta integrale.