ROMA Tassare i furbetti del petrolio, con la clava del governo pronta a venire giù e colpire gli extraprofitti delle big oil. Fiato sul collo è la parola d’ordine che filtra da Palazzo Chigi, mentre sul caro carburanti scoppia un cortocircuito tutto interno alla maggioranza, con Matteo Salvini che invita il ministro Adolfo Urso a convocare le compagnie petrolifere perché si diano da fare, e il responsabile delle Imprese che replica con un «già fatto»: l’incontro giovedì scorso nella sede del dicastero di via Veneto. E il messaggio, recapitato in un incontro di 20 minuti appena, sembrerebbe aver prodotto i suoi frutti, visto che i prezzi da lì in avanti hanno iniziato a scendere, seppur flebilmente.
Ma l’arma di una tassa pronta a colpire resta sul tavolo: la curva dei prezzi consigliati alle compagnie, in discesa da 48 ore, deve continuare a venire giù se l’oro nero proseguirà a calare. Altrimenti chi fa il furbo ne risponderà. Come? Due le ipotesi allo studio dell’esecutivo. La prima passa da una tassa extra che vada a colpire i margini “gonfiati”, la seconda invece apre a un aumento dei balzelli tout court sulla falsariga di quanto avvenuto con l’Irap nel decreto bollette, con un contributo di due punti percentuali preteso dalle società energetiche.










