ROMA - Il governo è pronto a tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere se la curva dei prezzi consigliati dei carburanti, in discesa da 48 ore, tornerà a risalire. Sul tavolo c’è una misura che al momento prevede due opzioni. La prima: una tassa ad hoc sui guadagni che fonti dell’esecutivo definiscono «illegittimi». Quelli – è il ragionamento – che emergerebbero dal confronto tra l’indice Platts, il benchmark internazionale per la valutazione dei prezzi dei prodotti petroliferi raffinati, e i prezzi consigliati di benzina e diesel. La tassazione scatterebbe nel caso in cui il delta dovesse superare una certa soglia. Il secondo schema: un aumento dell’imposizione attuale, in scia all’incremento di due punti percentuali dell’Irap deciso con il decreto bollette.

La linea dura nei confronti dei petrolieri è stata abbozzata, ma se e quando attivarla dipenderà dall’esito del monitoraggio sui prezzi. Non tutti, però, sono d’accordo sulla strategia messa a punto a palazzo Chigi. Matteo Salvini preme per accelerare. Non a caso evoca «un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni delle compagnie petrolifere» quando, da un gazebo della Lega a Milano, chiede al collega Adolfo Urso di convocare le big oil che – chiosa – «sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c’è un problema, ma molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono».