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10 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 13:20

Le “raccomandazioni” del ministro Adolfo Urso e gli avvertimenti di Giorgia Meloni non sembrano aver avuto grande presa sulle compagnie petrolifere. Giovedì il primo ha convocato al Mimit i rappresentanti di Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil e, stando a quanto riferito dai petrolieri, “si è raccomandato di evitare speculazioni e aumenti ingiustificati e di abbassare subito i prezzi quando le quotazioni del greggio scendono” come era successo il giorno prima dopo l’annuncio della tregua in Iran. Intanto la presidente del Consiglio parlando alla Camera paventava “ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche” in caso di “comportamenti speculativi”. I risultati non paiono brillanti, soprattutto se si considera che nel frattempo il governo ha destinato la bellezza di 1 miliardo di euro al taglio delle accise appena prorogato fino al primo maggio. Intervento che, ha detto parlando a 24 Mattino il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, “vuol dire tassare tutti i cittadini, perché naturalmente si tratta di ribaltare su altri o sul sistema più allargato l’onere, che è un onere pesante”.

Il ministero di Urso rivendica un calo “anche per effetto degli adeguamenti al ribasso indicati dalle compagnie”, con riduzioni per il gasolio “fino a -8 cent al litro rispetto alla giornata di ieri”. Ma ilfattoquotidiano.it ha calcolato che la riduzione media si ferma a 0,0047 euro. Praticamente nulla. Come sempre, insomma, i prezzi alla pompa – che ad ogni aumento del greggio vengono prontamente ritoccati al rialzo, nonostante la materia prima venduta oggi sia stata probabilmente acquistata mesi fa – non scendono con la stessa velocità quando le quotazioni di Brent e Wti calano. Lungo la rete stradale il prezzo medio al self service è 1,789 euro/litro per la benzina e 2,181 euro per il gasolio, in autostrada 1,823 euro per la benzina e 2,204 per il gasolio. L’ultimo dato è addirittura in aumento da 2,203 euro al litro del giorno prima.