Sfilano ancora parenti e conoscenti della famiglia Di Vita, in Questura a Campobasso. A rispondere alle domande del capo della squadra mobile Marco Graziano e della procuratrice Elvira Antonelli di Larino, che coordina le indagini sulla morte per un sospetto avvelenamento di Antonella di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita di soli 15 anni. Si scava nei rapporti familiari, per capire se davvero ci fossero i dissidi di cui in tanti parlano. Anche ieri gli amici delle due donne e dei sopravvissuti della famiglia, Gianni Di Vita e la figlia diciottenne Alice si sono presentati in Questura.
Alcune amiche di Alice, che non ha partecipato alla cena in cui, presumibilmente, Antonella e Sara avrebbero ingerito il veleno, sono già state convocate. Altre saranno sentite la prossima settimana. Le domande sono sempre le stesse: quelle sui rapporti della ragazza con la famiglia. Così come il quesito sui rapporti con la moglie viene rivolto agli amici di Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. Marito e padre delle vittime.
Complessivamente in una settimana gli investigatori hanno sentito una trentina di persone. Intanto sono state smentite le indiscrezioni sull'autopsia, secondo le quali gli organi delle due donne non fossero in necrosi, circostanza che sarebbe incompatibile con un avvelenamento da ricina.












