Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Nel 2009 lo sportivo estremo Wim Hof ha compiuto un’impresa assurda: è arrivato a petto nudo e gambe scoperte sulla cima, schivando l’ibernazione
Il Kilimangiaro svetta come una divinità d'avorio sopra le pianure della Tanzania, un gigante di roccia e ghiaccio che osserva il mondo dai suoi cinquemilanovecentocinquanta metri di altitudine. Lassù, dove l’aria si fa sottile e il gelo morde con la ferocia di un predatore, la sopravvivenza è una questione di strati, tessuti tecnici e bombole di ossigeno. Eppure, in questo scenario estremo, d’un tratto appare un uomo che sovverte ogni legge della fisica e della prudenza. Si chiama Wim Hof, è olandese e, per tutti, oggi è Iceman, l’uomo del ghiaccio.
Siamo nel febbraio del 2009. Mentre le spedizioni tradizionali misurano i passi con meticolosa lentezza, concedendosi giorni di acclimatamento per evitare che i polmoni si arrendano alla quota, Wim Hof accelera. La sua divisa è assolutamente sprezzante: pantaloncini corti, scarpe leggere e una pelle nuda che accoglie la tempesta. Dove gli altri cercano rifugio nella lana e nelle piume, lui espone il torace al vento sferzante, trasformando il proprio corpo in una fornace biologica che ignora i limiti imposti dalla letteratura medica.






