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Nel 2019 l’atleta kenyota Eliud Kipchoge disintegrò la barriera delle 2 ore: nessuno c’era mai riuscito prima
Vienna è avvolta da una coltre grigia. Il Prater fende il silenzio con il suo movimento costante e impercettibile. Intanto un raggio laser verde, proiettato sull’asfalto da un’auto elettrica che precede la corsa, indica il destino. È un metronomo luminoso, che si muove alla velocità di due minuti e cinquanta secondi al chilometro. Eliud Kipchoge abita dentro quel raggio, lo calpesta, lo sfida. Corre all’interno di una bolla di perfezione meccanica, mentre il mondo trattiene il fiato. Quando giunge sul traguardo il cronometro segna 1h59’40”. La folla accorsa ai bordi della strada si guarda stranita: nessun uomo ci era mai riuscito prima. Dodici ottobre 2019. Qui, alla Ineos 1:59 Challenge, hanno appena assistito ad un’impresa sovrumana: demolire il muro delle due ore per correre la distanza classica di una maratona, ovvero 42 km e poco più.






