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La folle impresa del nepalese Nirmal Purja, che nel 2019 ha infranto ogni record precedente: "Mi avevano detto che sarei morto nel tentativo"
C’è un sottile cono d’ombra che separa l’ambizione dall’hybris, il coraggio dal puro delirio. Gli alpinisti lo chiamano “zona della morte”. Si trova lassù, oltre gli ottomila metri, dove l’aria si fa rarefatta, l’ossigeno diventa una chimera e il freddo addenta le ossa fino quasi a spezzarle. Qui l'essere umano non è semplicemente previsto. Non è gradito. Quella linea di confine, nel 2019, è stata tuttavia definitivamente polverizzata dai passi ritmici, folli e inesorabili di un uomo solo.
Nims, per chi ha il privilegio di stargli a fianco. Segnatevi questo nome, perché la storia dell’alpinismo, e forse la storia stessa dell'ostinazione umana, si divide tra un prima e un dopo di lui.






