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In pandemia Di Maio esaltava Pechino per gli aiuti, solo Fdi sollevava dubbi. Oggi sappiamo che erano fondati

Vietato disturbare, ce lo chiede Pechino. Era questo il mantra del governo di Giuseppe Conte durante la pandemia Covid, questo spiega perché a metà febbraio 2020 il nostro esecutivo decise di regalare 18 tonnellate di mascherine mentre i medici della Bergamasca (e non solo) impazzivano a curare i malati e il Cts era all'oscuro, come ha scoperto la commissione Covid. Mascherine che poi la Cina finse di regalarci in cambio di lauti contratti con società vicine al regime, a prezzi fino al 220% più cari. E a chi come Fdi chiedeva allora lumi, la Farnesina con Luigi di Maio (oggi ignaro rappresentante Ue in un Medioriente in fiamme a sua insaputa, considerato dagli Usa l'utile idiota della Cina) spacciava commesse multimilionarie per accordi diplomatici. "Chi ci ha deriso sulla Via della Seta ora deve ammettere che investire in questa amicizia ci ha permesso salvare vite in Italia", disse Di Maio al Tg2 parlando delle mascherine cinesi arrivate in Italia il 24 marzo. Ma il 22 marzo la Protezione civile aveva appena stipulato l'accordo con la società cinese Meheco Corporation, controllata dal regime perché il numero uno Gao Yuwen era nel Partito comunista.