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Il rallentamento economico e il cambiamento delle priorità sociali mettono in crisi il modello dei lavoratori migranti, alimentando i timori della Cina per occupazione e crescita
La Cina si avvicina al Capodanno lunare, tradizionale momento di spostamenti di massa e di ricongiungimento familiare, in un clima insolitamente carico di apprensione. Il timore delle autorità è che milioni di lavoratori migranti, rientrati nelle campagne per le festività, non facciano ritorno nelle grandi città industriali. Il rallentamento economico, combinato con la crisi strutturale del settore immobiliare e la debolezza della manifattura orientata all’export, sta infatti riducendo drasticamente la domanda di lavoro nei comparti che per anni hanno assorbito la manodopera rurale. Il segnale più allarmante è arrivato dal ministero degli Affari rurali, che ha invitato esplicitamente a prevenire il rischio di un accumulo su larga scala di lavoratori inattivi nei villaggi d’origine. Un linguaggio diretto e raro nel lessico politico cinese, che riflette la crescente difficoltà nel gestire le ricadute sociali di una crescita ormai lontana dai ritmi del passato.






