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La vera natura dei rapporti di Islamabad con l’amministrazione Trump. Ecco perché il Paese, fino a poco tempo fa definito "emicrania internazionale", ha scalzato la Turchia dal ruolo di mediatore
All’hotel Serena di Islamabad, dove in queste ore sono in corso i colloqui di pace per la guerra in Iran, il Pakistan si gode il suo posto al sole nell’arena diplomatica conquistato a suon di negoziati dietro le quinte e frenetiche telefonate a decine di capi di Stato sfociate martedì scorso in un cessate il fuoco ad appena 90 minuti dalla scadenza del terribile ultimatum lanciato da Donald Trump. Un risultato, certo tutto da confermare nelle prossime ore, ma che ha comunque dell’incredibile per un Paese che non molti anni fa l’ex segretario di Stato Usa Madeleine Albright definiva come un’”emicrania internazionale”. Il Pakistan ha “armi nucleari, corruzione, povertà, estremismo, una situazione finanziaria terribile e un governo che non è molto forte”, affermava Albright.








