VENEZIA - Una raffica di 18 restrizioni, dalla «revoca di onorificenze statali ucraine e di altre forme di riconoscimento», al «divieto di acquisire la proprietà di terreni» in Ucraina, passando per il «blocco dei beni». È l’elenco delle sanzioni allegato al decreto che è stato firmato ieri dal presidente Volodymyr Zelensky ed è diretto «a cinque personalità del mondo culturale russo che giustificano l’aggressione e diffondono propaganda russa in occasione di eventi internazionali». Ad annunciarlo è stato il Governo di Kiev, con un comunicato che farà discutere in Veneto: «Tutti i soggetti sanzionati sono legati alla partecipazione dello Stato aggressore alla 61ª Biennale di Venezia».
Si tratta infatti di alcuni fra i principali promotori e protagonisti dell’edificio verde ai Giardini, di proprietà di Mosca, sempre più nella bufera quando ormai manca meno di un mese all’apertura dell’Esposizione internazionale d’arte. A cominciare da Anastasia Karneeva, «figlia del vicedirettore generale di Rostec (holding statale della difesa, ndr.), sanzionato, che dal 2021 è stata nominata commissaria del Padiglione russo», nonché co-fondatrice della società di gestione Smart Art. Fa riferimento a Vladimir Putin pure Mikhail Shvydkoy, «rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione culturale internazionale, che definisce la guerra della Russia contro l’Ucraina «un momento storico importante», accusato inoltre di aver affermato «pubblicamente che l’ammissione della Russia alla Biennale di Venezia sarebbe la prova che la cultura russa non è isolata». Ribatte sul punto Vladyslav Vlasyuk, consigliere presidenziale e commissario per la politica sanzionatoria dell’Ucraina: «La partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia non riguarda la cultura, ma l’utilizzo di piattaforme internazionali per legittimare l’aggressione e diffondere propaganda. O si è contro il regime russo e si ha accesso allo spazio culturale del mondo libero, oppure si fa propaganda e si subiscono sanzioni». Fra i “listati”, in questo caso non da Bruxelles bensì da Kiev, ci sono poi tre artisti coinvolti nel progetto musicale del padiglione russo: la violinista Valeria Oliynyk, il cantante Ilya Tatakov e il vocalista Artem Nikolaev. «Oliynyk e Nikolaev – attacca l’Ucraina – si sono recati nella Crimea temporaneamente occupata, mentre Tatakov ha partecipato alla realizzazione di un film di propaganda nella parte occupata dell’Oblast di Donetsk».







