Dove nasciamo, dove e quanto studiamo, quel che mangiamo, la nostra famiglia, il lavoro che facciamo, le persone e i luoghi che frequentiamo, la distanza che ci separa da un ospedale. Tutto questo ha un peso sul nostro benessere e si riflette sulla nostra salute, creando diseguaglianze. Per accendere i riflettori sul problema, capire come gestirlo e quali sono le popolazioni più a rischio, Fondazione Roche ha realizzato il volume “Diseguaglianze e progresso, verso la salute del futuro nell’era dell’Ai”: una pubblicazione (edita da Edra Media Srl) che ospita diversi contributi di giuristi, operatori sanitari e rappresentanti delle istituzioni, discussa ieri a Roma per provare insieme a tracciare criticità e immaginare soluzioni. Anche grazie all’Ai.

Il 10% della popolazione rinuncia alle cure per difficoltà di accesso

“Le diseguaglianze in sanità sono strutturali - ha ricordato Mariapia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche - perché è evidente che nascere in un città del Ghana è diverso che nascere a Roma, così come nascere nel Nord Italia è diverso che nascere al Sud, in termini di aspettative di vita. Siamo diseguali per forza, perché viviamo, mangiamo, abbiamo famiglie e lavori diversi. Non chiediamo di annullare le diseguaglianze, ma possiamo ridurle, questo sì, con la capacità di diffondere idee e far crescere la cultura su questo tema. Più i sistemi sanitari si somigliano, meno si burocratizzano, più si riducono le disuguaglianze".