Una pandemia silenziosa che dilaga nel mondo e in Italia ma contro la quale prevenzione e corretti stili di vita, sommati a diagnosi precoce e terapie e tecnologie sempre più “amiche” del paziente, possono fare la differenza. Così come sono necessarie politiche sanitarie mirate e azioni di contrasto delle disuguaglianze territoriali e sociali, che incidono pesantemente sia sull’esordio che sull’evoluzione della patologia.
Stiamo parlando del diabete, malattia paradigmatica di tutte le cronicità, che può portare a gravi complicanze interessando sistema cardiovascolare, reni, occhi, nervi e cervello. E che come ricordano le istituzioni sanitarie in occasione della Giornata mondiale del 14 novembre, pur presentando una prevalenza in aumento al crescere dell’età, sta prendendo piede anche tra la popolazione più giovane.
L’identikit
La patologia ha una doppia declinazione: il diabete di “tipo 1” è una malattia autoimmune che colpisce soprattutto bambini e giovani adulti e su questo fronte l’Italia si è posta come pioniera nel mondo, approvando all’unanimità in Parlamento la legge (la 130/2023) che ha introdotto lo screening nazionale per l’individuazione precoce di questa forma di diabete (così come della celiachia); il “diabete mellito di tipo 2”, conosciuto anche come “il diabete degli adulti”, riguarda invece oltre il 90% dei casi in Italia e colpisce particolarmente i più vulnerabili a cominciare dagli anziani e dalle persone con sindrome metabolica o con obesità. Malattia quest’ultima che il nostro Paese - segnando un altro primato – ha classificato come “cronica” dal 1 ottobre 2025.









