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Ultimo aggiornamento: 8:12
Tanti numeri, qualche mezza verità e troppe bugie. La “relazione sullo stato di salute del calcio italiano” pubblicata dalla FederCalcio scatta una fotografia impietosa del movimento, dimenticandosi però la cosa più importante: chi l’ha ridotto così.
È l’ultimo (?) atto di Gabriele Gravina da n.1 della Figc. L’aveva preparato per l’audizione alla Camera dei Deputati che era stata convocata dopo l’eliminazione dell’Italia contro la Bosnia, e poi annullata successivamente alle dimissioni. La politica evidentemente non voleva concedere un’inutile vetrina al presidente dimissionario. Lui l’ha pubblicata lo stesso, con tono chiaramente polemico, per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e inchiodare – nelle sue intenzioni – il governo alle sue responsabilità. A conferma che, come raccontato dal Fatto, il passo indietro è solo apparenza, Gravina non si sente affatto colpevole, ma sta continuando a brigare perché venga eletto un successore che tuteli l’attuale sistema di potere. Anche la relazione, che è stata subito celebrata dalla stampa amica, fa parte di questa strategia.
Nel documento ci sono innanzitutto le statistiche, la maggior parte per altro abbastanza note, che raccontano da dove viene l’ennesimo flop della nazionale. Quest’anno gli stranieri hanno giocato quasi il 70% dei minuti complessivi in Serie A, che è il 49° campionato al mondo (su 50 monitorati!) per percentuale di minuti giocati da calciatori U21 selezionabili. Tra i primi 5 campionati europei, la Serie A è ultima per dribbling a partita, metri percorsi, fattore di aggressività. Il sistema perde ancora oltre 730 milioni l’anno. Il nostro Paese è ultimo in Europa per investimenti sui settori giovanili e non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024. La crisi del movimento è totale.











