Gravina nella sua disamina parte da un principio che suona come un attacco ben preciso, ovvero che l'intero sistema è "ingessato" da interessi di singole componenti ("Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe, quindi dei Club, e delle istituzioni"), e che i problemi del movimento non si risolvono con le sue dimissioni ("lo Statuto federale prevede che io resti in prorogatio per l'ordinaria amministrazione fino al 22 giugno, data in cui è già stata convocata l'Assemblea Straordinaria Elettiva"). Per il presidente uscente "serve un passo avanti delle componenti con il supporto del governo" sottolineando le varie criticità: "la Serie A è tra i campionati più vecchi con pochi italiani e giovani", c'è un sistema economicamente insostenibile ("il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all'anno") con un gap nelle infrastrutture allarmante e "un'area del professionismo ipertrofica". Gravina sottolinea che nel calcio italiano c'è dunque "una cronica incapacità di fare sistema" e nessuna collaborazione, anche qui di 'sistema', "per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale". Tra le proposte messe sul tavolo da Gravina in questa sua analisi il gettito scommesse e il tax credit modello cinema facendo poi riferimento a cosa il calcio italiano ha chiesto nel tempo alla "politica" (lui stesso ha attraversato quattro governi dal Conte I e II, a Draghi fino ad arrivare a Meloni), appelli che raramente si sono tramutate in aiuti concreti o semplicemente strumenti per crescere e competere.
Figc, l'attacco di Gravina: il calcio italiano è paralizzato da interessi di Leghe e club
Dodici pagine circostanziate, sintesi di otto anni di lavoro, per una diagnosi completa su un calcio italiano malato che da decenni non riesce a guari...











