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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:18

Inchiodato alla poltrona. Inamovibile grazie alla rete di alleanze e relazioni che ha costruito per blindare il suo potere. Gabriele Gravina, presidente della Figc e responsabile n.1 dello sfacelo del nostro calcio, non si dimette. Scaricherà il barile da perfetto italiano. Dirà – come ha già detto in passato – che non è colpa sua se un giocatore sbaglia un calcio di rigore decisivo o si fa espellere, che non ci va lui in campo, e che un presidente si giudica non dal risultato di una partita ma per il suo operato. E allora Gabriele Gravina valutiamolo da dirigente, da responsabile del Club Italia, la struttura che sovrintende alla gestione di tutte le nazionali, e per cui si è autoattribuito un maxi stipendio che come rivelato dal Fatto e poi confermato dalle inchieste giudiziari sfiora la modica cifra di 250mila euro l’anno.

Nel 2021 vince fortunosamente gli Europei, stelletta che non ha esitato ad appuntarsi sul petto, nonostante fosse merito dell’epopea della squadra di Roberto Mancini, l’unico ct che ha fatto bene sulla panchina dell’Italia sotto la sua gestione, che però è anche l’unico che non ha scelto lui (fu nominato sotto il commissariamento del Coni di Malagò, voluto da Costacurta).