Era accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza di minori e dai futili motivi. Ma l’accusa è caduta in giudizio, allorché i giudici hanno concluso che i fatti denunciati – dalle gravi minacce agli strattonamenti sotto effetto d’alcol e droga – andavano letti come un unico episodio, non sufficiente a suffragare la condanna.

L’imputato, sottufficiale 50enne della marina militare a Taranto, è finito a processo dopo l’intervento dei carabinieri del marzo 2024 per le urla che provenivano dall’abitazione di San Giorgio Jonico (in provincia di Taranto) in cui risiedeva con la moglie e le due figlie, di 8 e 6 anni. Costrette, secondo la versione presentata nella denuncia della donna, ad assistere a frequenti litigi. Anche violenti.

In alcuni casi l’uomo avrebbe proferito gravi minacce: "Ti faccio scoppiare". "Faccio saltare in aria te e la tua famiglia". E altri insulti all’indirizzo della moglie, 48enne, che avrebbe anche riportato lesioni a seguito di un alterco, poi degenerato in strattonamenti. La denuncia circostanziata della donna ha portato il 50enne dapprima a scontare la misura cautelare del divieto di avvicinamento e poi a giudizio, dove l’accusa principale è stata derubricata a minacce gravi e dopo il dibattimento è caduta definitivamente.