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12 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:36
Non basta un volto spaccato, ricostruito con ventuno placche di titanio e un nervo oculare lesionato “in maniera permanente”. Non basta aver subito per anni violenze fisiche, psicologiche, economiche. Non basta che i due figli adolescenti si siano costituiti parte civile. Tutto questo non basta al giudice del Tribunale di Torino, Paolo Gallo, per condannare al reato di maltrattamenti l’ex moglie dell’imputato (l’uomo è stato condannato a un anno e sei mesi solo per il reato di lesioni).
Non è però l’assoluzione in sé che ci sgomenta, perché solo leggendo la sentenza non si possono avere sufficienti elementi per trarre le valutazioni che solo chi segue un processo può avere, ma sono le motivazioni addotte che ci lasciano incredule, attonite, senza parole. Una rassegna di stereotipi, una sequenza di motivazioni che giustificano o minimizzano la violenza, un elenco di frasi sessiste che ci si aspetta di leggere in un manuale sul patriarcato, non certo in una sentenza nel 2025. Non si può condannare un uomo che sferra un pugno che massacra il volto e l’occhio della donna, perché “Va compreso, lei sfaldò il matrimonio” e “La sua amarezza sentimento umano”.










