Torino – Nessun carcere per l’uomo che nel luglio 2022 ridusse in fin di vita l’ex compagna, Lucia Regna, colpendola al volto fino a fratturarle le ossa e danneggiarle in modo irreversibile la vista da un occhio. La sentenza del tribunale, resa nota nelle scorse settimane, ha escluso i maltrattamenti e riconosciuto solo le lesioni personali: un anno e mezzo di reclusione, con la condizionale.
Nelle motivazioni il giudice Paolo Gallo insiste su un concetto ripetuto più volte: l’imputato va «compreso». A suo dire, l’aggressione non sarebbe nata da un impeto irragionevole ma da una “sofferenza umana” legata alla fine di un matrimonio durato vent’anni, segnato dalla nascita di due figli. Una separazione definita dal magistrato «brutale», comunicata dalla donna «di sua iniziativa».
Così, i sette interminabili minuti di botte, culminati con quel pugno che ha devastato il volto di Lucia Regna, diventano – nelle parole della sentenza – lo «sfogo» di un uomo «ferito dall’infedeltà» e dal crollo della sua “comunità domestica”.
Gli insulti
Frasi come «sei una puttana», «non vali niente», «non sei una madre» – rivolte alla compagna davanti ai figli – vengono relativizzate: «parole da calare nel contesto», scrive il giudice, segno di un’amarezza che sarebbe «comprensibile a chiunque».










