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Ultimo aggiornamento: 7:45
Il film Angeli d’acciaio, diretto da Katja Von Garnier e uscito nel 2004, racconta la dura lotta delle femministe suffragiste negli Stati Uniti per il diritto di voto alle donne, ottenuto da Alicia Paul e le sue determinate compagne nel 1920. Il racconto di quella lotta è segnato da un punto cruciale: la maggioranza degli uomini (e molte donne) pensa che quel diritto venga molto, molto dopo altre questioni.
Prima del problema del voto femminile c’è ben altro. Le femministe dell’epoca furono derise, accusate di reati gravi (come vilipendio della bandiera e tradimento) perché anteponevano una quisquilia come il non poter votare alle emergenze della nazione: per questo furono incarcerate e sottoposte a torture. Volevo solo votare, come facevano gli uomini.
Oggi chiamiamo questa pratica, che antepone qualunque altra ‘emergenza’ alle rivendicazioni delle donne, ‘benaltrismo’, e proprio di ciò parliamo quando leggiamo le motivazioni che hanno portato tre giudici, un uomo e due donne, a sentenziare che no, non si tratta di maltrattamento e abuso se il marito ti sferra un pugno sul volto causandoti la rottura dell’orbita con un indebolimento della vista. Qui il bene supremo e il diritto inalienabile è il matrimonio, e la donna lo ha messo in pericolo. Come quelle che volevano il voto e distraevano la nazione impegnata in altro di più importante.









