Gentile direttore, come ben riportato dal "Gazzettino" il pensiero di Andrea Rinaldo e quello del professor Fellin in merito a alla presenza della Russia alla prossima Biennale dell'Arte non coincidono. Le motivazioni che entrambi hanno portato a supporto delle loro tesi sono profonde e degne di rispetto e considerazione ma il mio personale punto di vista è totalmente a supporto di Rinaldo e del presidente Buttafuoco.
Vengo ad esporre il perché: per porre fine ad un conflitto, qualsiasi esso sia è necessario creare un luogo simbolico di confronto e di dialogo. Una piccola superficie in cui per qualche piccolo segmento di tempo le parti in causa non si guardino con occhi minacciosi e/o tribunaleschi. Con questo non sto affermando che la presenza russa alla Biennale sarà sufficiente a far terminare la guerra in Ucraina, sto solo affermando la necessità e l'opportunità di creare un punto di contatto senza il quale la risoluzione dello scontro sarà affidata solo alla forza e agli eserciti.
Rifiutare la presenza russa equivale a dire che non c'è spazio per la diplomazia né per un tentativo il dialogo. La cultura e l'arte creano emozioni, impongono riflessioni e spesso scuotono anche le coscienze. L'Europa ha chiuso ogni dialogo con la Russia, questo non facilita la chiusura della guerra. C'è bisogno di un avvicinamento, l'arte è o può essere funzionale a questo fine.






