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9 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:05
In queste ore il Pakistan si sta godendo il plauso internazionale dopo aver mediato la firma del fragile cessate il fuoco di due settimane che ha messo in pausa il conflitto mediorientale. Dopo settimane di lavorio diplomatico più o meno sotto ai riflettori, gli sforzi del paese asiatico hanno dato i primi frutti e sarà proprio la capitale Islamabad a ospitare da venerdì i colloqui per rendere la tregua duratura. Pare però che una spinta decisiva all’Iran, affinché accettasse di interrompere la propria risposta militare all’attacco subito da parte degli Stati Uniti e di Israele, sia arrivata dalla Cina. Secondo numerose e sempre più concrete indiscrezioni, Teheran avrebbe deciso all’ultimo minuto di rispondere affermativamente alla proposta di cessate il fuoco dopo che da Pechino è arrivato l’invito a mostrare flessibilità e ridurre la tensione nel Golfo.
La volontà cinese di arrivare a una soluzione diplomatica si era resa evidente anche poche ore prima, quando la Repubblica Popolare aveva posto il veto, insieme alla Russia, a una possibile risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che avrebbe potuto portare a un tentativo di sbloccare l’impasse dello Stretto di Hormuz con la forza. Una linea coerente che quasi sorprende, se paragonata al continuo oscillare del presidente degli Stati Uniti Donald Trump tra dichiarazioni concilianti e altre dal tono estremamente aggressivo. La Cina ha fatto leva sulla grande presa di cui dispone rispetto all’Iran: il regime degli Ayatollah sopravvive economicamente grazie anche al continuo acquisto del suo petrolio sotto sanzioni da parte cinese e la sua tenuta politica è legata a doppio filo al supporto del regime del Dragone. La concomitante relazione privilegiata che lega la Cina al Pakistan ha dato ulteriore forza alla mediazione sull’asse Islamabad-Pechino.












