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17 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 7:04

“Siamo molto preoccupati”. All’indomani all’escalation missilistica tra Iran e Israele, la Cina non nasconde la propria apprensione nel vedere divampare ancora una volta la crisi in Medio Oriente, regione dove ai tradizionali interessi energetici il gigante asiatico sta aggiungendo fruttuose cooperazioni nei settori finanziario e tecnologico. Ma anche una regione considerata sempre più un laboratorio per testare la maturità diplomatica di Pechino, storicamente restio a farsi coinvolgere nelle tensioni tra gli altri Paesi.

Il rappresentante permanente della Repubblica popolare presso le Nazioni Unite, Fu Cong, venerdì ha dichiarato che la Cina “condanna la violazione da parte di Israele della sovranità, della sicurezza e dell’integrità territoriale dell’Iran” e esorta Israele “a cessare immediatamente ogni avventurismo militare”. “Si tratta di una presa di posizione quasi obbligata per Pechino, impegnato a consolidare le relazioni con i Paesi arabi, il cui favore rappresenta un elemento cardine nella strategia regionale cinese”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Leonardo Bruni, Research Fellow presso il ChinaMed Project del Torino World Affairs Institute (T.wai). Dopo la campagna punitiva di Israele in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Pechino ha saputo cavalcare il risentimento dei Paesi del Golfo verso Tel Aviv e gli alleati occidentali per rafforzare la propria influenza nel Sud globale. In Iran le sanzioni internazionali hanno favorito i piani cinesi.