Su trasparenza dei prezzi e contrasto alla speculazione lungo la filiera dei carburanti la Guardia di Finanza ha intensificato ulteriormente i controlli. La spinta prodotta dalle tensioni al rialzo sul prezzo dei carburanti che ha spinto il Governo a intervenire già due volte per tagliare le accise su gasolio e benzina si accompagna anche a un rafforzamento della vigilanza lungo tutta la filiera dei carburanti.
Un assetto rivisto e potenziato dal primo decreto taglia accise (Dl 33/2026) che sfrutta il potenziale delle banche dati già disponibili come nel caso del cruscotto carburanti che incrocia le informazioni dichiarate giornalmente dai distributori di carburante al ministero delle Imprese e made in Italy (Mimit) con quelle dell’anagrafica accise delle Dogane. E soprattutto ha delineato un sistema incentrato intorno alla figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi ma coinvolge l’Antitrust e si basa sull’operatività della Guardia di Finanza.
Un’operatività fondata sul know how acquisito negli anni sul fronte del riscontro sulla trasparenza dei prezzi praticati dai distributori di carburanti auto. La guerra in Medio Oriente ha portato a impartire direttive ai reparti per l’avvio dal 12 marzo scorso di una linea di azione per garantire un presidio di legalità lungo tutta la filiera distributiva, intensificando i controlli sulla trasparenza dei prezzi e monitorando le dinamiche di formazione del valore del settore petrolifero. Così nel periodo compreso tra 12 e 25 marzo la Guardia di Finanza ha eseguito 1.089 interventi arrivando a contestare 795 violazioni, a conti fatti significa un 73% di comportamenti non in regola riscontrati sul totale dei controlli. Se si scende ulteriormente nel dettaglio, poi, spiccano le 159 irregolarità ravvisate per mancata esposizione o difformità dei prezzi praticati rispetto a quelli indicati e le 636 omissioni relative agli obblighi di comunicazione al portale «Osservaprezzi carburanti» del ministero delle Imprese e del made in Italy.






