L'accordo di cessate il fuoco per due settimane, che ha scongiurato almeno per il momento l'apocalisse sull'Iran minacciata da Donald Trump, ha ridato impulso agli sforzi dei mediatori per organizzare un primo incontro ad alto livello tra le parti nel fine settimana a Islamabad.

Segnali allarmanti sono invece arrivati dal fronte libanese, dove Israele ha lanciato quella che ha definito "la più grossa ondata di raid su Hezbollah", mettendo a ferro e fuoco Beirut e provocando centinaia di vittime, tra morti e feriti. Il presidente americano ha derubricato questa escalation ad una "scaramuccia" che non ha nulla a che fare con il negoziato generale ed ha deciso di inviare Jd Vance in Pakistan, ma Teheran ha subito minacciato di non presentarsi ai colloqui e di richiudere Hormuz se l'Idf continuerà a colpire in Libano: la fragile impalcatura costruita dalla diplomazia rischia così di crollare.

Trump, dopo aver annunciato lo stop temporaneo ai bombardamenti sull'Iran, a meno di due ore dallo scadere dell'ultimatum, ha motivato la sua decisione sostenendo che si è arrivati ad un "punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo riguardante una pace a lungo termine con l'Iran", che potrà essere "finalizzato nelle prossime due settimane". Il cessate il fuoco "rispetta i principi generali dell'Iran", sono state le parole del presidente Masoud Pezeshkian, che hanno confermato una prima svolta nel conflitto, con il plauso di tutta la comunità internazionale e la bollinatura dei mercati: Borse in volata e petrolio in caduta libera, sui 90 dollari al barile.