Roma, 8 apr. (askanews) – La richiesta delle opposizioni da cui tutto è partito, in realtà, nasceva dal terremoto nell’esecutivo seguito al referendum. Difficile, tuttavia, che la situazione in Iran e Medio Oriente non finisca per farla da padrona, soprattutto dopo gli attacchi di Israele in Libano che la hanno costretta a una presa di distanza pubblica mai così netta.

Domani Giorgia Meloni sarà in Parlamento per una “informativa sull’azione di governo”: alle 9 alla Camera e alle 13 in Senato la premier cercherà di dimostrare che la batosta seguita all’esito della consultazione sulla giustizia, con le conseguenti dimissioni (richieste) di Delmastro, Bartolozzi e Santanché non hanno scalfito il suo lavoro a palazzo Chigi, né che lo faranno le notizie che parlano di continguità tra il suo partito ed esponenti del clan dei Senese (che vengono giudicate solo “fango) o della relazione del suo ministro dell’Interno con Claudia Conte, rivelata dalla diretta interessata.

La premier – assicura chi ci è riuscito a parlare nelle ultime ore – farà un discorso in cui rivendicherà quanto fatto finora e ribadirà di avere l’intenzione di voler andare avanti verso l’orizzonte di fine legislatura (e di conseguenza verso il record di longevità). “Il governo continua a lavorare per aiutare cittadini e chi lavora e produce”, mette nero su bianco commentando il via libera definitivo al decreto bollette. A differenza di quanto accade con le comunicazioni che è tenuta a effettuare prima dei Consigli europei, in questo caso il discorso di Meloni non sarà sottoposto al giudizio dell’aula, dal momento che non si voterà su risoluzioni. Allo stesso tempo non sono previste repliche, quelle in cui – la storia dimostra – il clima con l’opposizione tende a infervorarsi maggiormente.