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8 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 19:21

Via libera definitivo al decreto Bollette. L’Aula del Senato ha approvato il provvedimento con voto di fiducia, trasformandolo in legge: 102 i sì, 64 i no e 2 gli astenuti. Il testo, già licenziato dalla Camera, chiude così il suo iter parlamentare in seconda lettura a Palazzo Madama, tra forti tensioni politiche aggravate dal peso della crisi energetica internazionale. Il testo, infatti, è stato approvato dal consiglio dei ministri il 17 febbraio, in un contesto energetico completamente diverso, precedente agli attacchi all’Iran e alle tensioni sullo Stretto di Hormuz che hanno scatenato una crisi senza precedenti con forti rialzi dei prezzi. E ha già perso vari pezzi: il rimborso alle aziende dei costi legati alle quote di emissione deve attendere l’ok di Bruxelles così come la misura per ridurre i costi sostenuti dalle imprese gasivore, sospesa in attesa del via libera dell’Ue perché così come è stata scritta è un aiuto di Stato.

Il decreto interviene su più fronti con l’obiettivo dichiarato di contenere il caro energia, anche se con misure che hanno suscitato critiche trasversali. Tra le principali novità c’è l’aumento di due punti dell’Irap a carico delle imprese produttrici di energia, una stretta pensata per reperire risorse da destinare alla riduzione degli oneri generali di sistema in bolletta. Accanto a questo, viene introdotto come detto – a patto che la Ue dica sì – il rimborso alle aziende dei costi legati alle quote di emissione previste dal sistema europeo Ets, che secondo la presidente del Consiglio (e Confindustria) contribuiscono a far salire i prezzi dell’energia. Tesi infondata secondo gli addetti ai lavori. In più viene rinviata al 2038 la dismissione delle centrali a carbone che avrebbero dovuto essere chiuse entro il 2025 (a eccezione di quelle della Sardegna) secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.