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8 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 12:31
La scuola, l’università e la ricerca pubblica sono pilastri fondamentali della vitalità economica, civile e culturale di un Paese. Eppure, anni di disinvestimenti e riforme sbagliate — dai tagli ai finanziamenti fino ai sistemi di valutazione e selezione — hanno indebolito questo settore, generando un “mancato guadagno” che peserà sul futuro.
L’istruzione è stata piegata alla logica del mercato, proprio mentre il sistema economico italiano ha perso capacità di innovazione. Ne deriva un paradosso: l’Italia ha il minor numero di laureati d’Europa, mentre i giovani qualificati emigrano. Al tempo stesso, la formazione non è più vista come crescita civile e culturale, ma come strumento di selezione: da un lato produce tecnici funzionali al mercato, dall’altro legittima le disuguaglianze sociali come frutto di un presunto merito.






