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Ultimo aggiornamento: 15:52
di Davide Trotta
I proclami trionfalistici del numero uno di viale Trastevere, fiero degli imponenti investimenti sul settore scolastico, tradiscono la propria fallacia quando messi alla prova dei fatti. La realtà consegna per contro uno scenario orientato a tagli e riduzione di organici in tutta Italia. Per esempio a Torino si paventa la possibilità di dimensionamento per istituti storici quali Bodoni-Paravia, Steiner, Birago, Zerboni, Peano, Beccari. Sorte analoga spetta ai corsi per adulti, più noti come “scuole serali”, ormai da anni in sofferenza e sempre più soggetti a riduzione di classi e tagli di organico.
Che le finanze del Paese siano esangui è noto e bisogna fare di necessità virtù. Tuttavia balza all’occhio un dato sintomatico dell’attenzione particolare rivolta alle scuole paritarie che, già beneficiarie di corpose rette, godono altresì di massicci investimenti statali: 750 milioni di euro è il dato per l’anno scolastico 2024/2025, in un crescendo di erogazioni susseguitesi negli anni che trovano nel governo Meloni il vertice più alto. Ma forse questa è la giusta traduzione in termini economici del memorandum meloniano “sono Giorgia, sono una mamma, sono cristiana”. Tale atteggiamento così indulgente verso le paritarie suona in contrasto col mantra dell’inclusione tanto sdoganato specie in ambito scolastico: l’idea che invece si voglia plasmare lentamente una scuola elitaria, orientata all’esclusività e al servizio delle più alte fasce di reddito, pare confortata proprio dai fatti.






